Iran nuclear

Iran nuclear di sonyapryr, su Flickr

Non può mancare un mio intervento in quello che è l’argomento di politica estera del momento, vale a dire il paventato attacco preventivo all’Iran, il quale, secondo l’ennesimo rapporto dell’AIEA, sarebbe a buon punto sulla strada della realizzazione dell’atomica, avendo (udite udite) il suo programma sul nucleare finalità non esclusivamente civili.
Sorvolando ora sull’attendibilità dell’AIEA, i cui rapporti spiccano sempre per i loro equilibrismi, cose dette e non dette, talvolta edulcorando tal’altra rincarando i propri giudizi a seconda dei vari contesti politico-diplomatici, mi sento di dire che per il momento la vera battaglia sia soprattutto quella tra le varie cancellerie di tutto il mondo.
Riassumendo, a leggere le dichiarazioni rilasciate fino ad oggi, mi sembra che il Regno Unito sia favorevole e gli Stati Uniti pure (anche se Obama mi pare restio a lanciarsi nell’ennesima avventura bellica con le elezioni presidenziali sempre più vicine), che la Francia e la Russia siano nettamente contrarie mentre più defilata la Cina la quale se da un lato afferma che “le sanzioni non bastano” dall’altro nemmeno parla di guerra come una possibile opzione. Insomma i membri con diritto di veto non sono concordi sicché ottenere l’avallo dell’ONU è pura utopia. Non a caso Israele, per bocca della sua più alta carica, ha detto che non intende stare ad aspettare che si muova la comunità internazionale: insomma, potrebbe agire da solo.
E questo perché, e qui vengo alla parte propriamente militare, l’attacco non sarebbe relativamente complesso: 1) bombardamento preliminare dei centri di Comando, Controllo, Comunicazioni ed Intelligence (C3I) => soppressione capacità di difesa aerea 2) attacco vero e proprio alle strutture rientranti nel programma nucleare iraniano verosimilmente con l’aiuto di truppe speciali infiltrate in prossimità di quei bersagli induriti che necessitano di un trattamento speciale.
Lo stato israeliano ha adeguate capacità per portare a termine autonomamente e favorevolmente siffatte operazioni, il grosso problema a mio avviso sta nelle possibili reazioni 1) iraniane 2) degli stati limitrofi. In entrambi i casi gioca a sfavore di Israele la sua esigua estensione territoriale.
Nel caso 1), reazione iraniana, Israele grazie ai missili imbarcati nei suoi sottomarini gode di capacità di seconda risposta (che in un scenario classico da Guerra Fredda dovrebbe farle dormire sonni tranquilli, ma con Ahmadinejad la razionalità mi sembra un optional); al netto dei Patriot PAC-3 e soprattutto degli Arrows difensivi però inutile dire che un massiccio attacco missilistico (convenzionale, si intende), essendo limitati gli obiettivi, potrebbe ben presto saturare l’area e sortire pertanto gravi danni.
Il caso 2) a mio parere è ancora più preoccupante; l’instabilità dell’area è massima dopo la cosiddetta Primavera Araba a seguito della quale Israele ha perso non dico l’appoggio, ma quanto meno la benevolenza di pedine fondamentali dello scacchiere medio orientale, come l’Egitto e la Turchia. Se aggiungiamo lo stato di semi-guerra civile in Siria ed in Libano (paesi politicamente vicinissimi all’Iran) e l’ovvia ostilità di Hamas a Gaza, si scopre come Israele sia letteralmente accerchiata da nazioni quanto meno “non amiche” (che è ben diverso da amiche), essendo l’unico lato non ostile rappresentato dal Mediterraneo, nel quale però non ci si può ritirare.
Insomma, questo post credo dimostri come non bisogna prendere decisioni a cuor leggero e che qualora dovessero venir compiute gravi scelte, l’ideale sarebbe che queste avvenissero all’interno della cornice ONU, pur con tutte le limitazioni e le concessioni che una simile strada impongono.

Annunci