Battle of Diu (1509)

Battle of Diu (1509) Battle_of_Diu_1509 di kylepounds2001, su Flickr

L’unica cosa certa nella vicenda dei due pescatori indiani che sarebbero stati uccisi dai colpi sparati da due fanti di marina imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie è che l’affare è palesemente sfuggito di mano alle autorità italiane le quali, allo stato attuale delle cose, mi sembrano strette all’angolo e con poche carte da giocare.
Infatti, senza entrare nella ricostruzione dei fatti (l’unica cosa che mi sento di dire è che le versioni fornite dalle parti sono talmente discordanti che una delle due deve mentire) è evidente come ora si renda assai arduo trovare una via d’uscita: in India la questione ha ricevuto sin da subito una notevole eco mediatica ed un dietro-front è difficilmente ipotizzabile (tanto più ora che si “detengono” i sospetti colpevoli), in Italia bisogna rimediare al grossolano errore (ma si tratta poi di un errore? possibile tanta insipienza?) che è stato compiuto consentendo (alcuni giornali riportano addirittura la tesi che la mossa sia stata “caldeggiata” dall’armatore e/o dal Ministero degli Esteri) prima alla nave di entrare nelle acque territoriali indiane attraccando al porto di Kochi e poi permettendo la consegna alle autorità di polizia di quel paese dei nostri marò.
Proprio sull’Italia vorrei spendere alcune parole: al di là del fatto che l’episodio dimostra quanto in basso sia caduta oggigiorno la considerazione internazionale del nostro Paese, non posso non pensare a come la reazione sarebbe stata immediatamente decisa ed energica se un simile “affronto” fosse avvenuto non più di un secolo fa. Ovviamente l’epoca della “politica delle cannoniere” appartiene ad un passato destinato a rimanere confinato nei libri di storia e, pertanto, non è possibile affrontare l’India di oggi come si sarebbero affrontate la Cina od il Giappone nel XIX secolo o ancora all’alba del XX; è però altrettanto vero che, essendo l’alternativa odierna quella di “calare le brache”, un po’ di muscoli bisogna pur mostrarli!
Purtroppo vien da chiedersi: quali muscoli possiamo oggigiorno mostrare? D’accordo, potremmo simbolicamente spedire una squadra navale imperniata sulla Cavour (la cui componente aerea non è purtroppo adeguata) ed un paio di fregate e sottomarini, magari una LPD (Landing Platform Dock)… e poi? Con simili forze mica spaventiamo l’India! Evidentemente la soluzione deve essere politica ed il dispiegamento di una piccola forza anfibia funzionale all’obiettivo minimo di “salvare la faccia” (oltre che ovviamente i soldati).
L’importante però sarebbe che passata la buriana ci si ricordasse che le Forze Armate esistono e vanno curate adeguatamente; insomma, a voler essere ottimisti e trovare un aspetto positivo della vicenda, essa potrebbe servire a dimostrare agli scettici, agli inflessibili pacifisti e compagnia bella a che cosa servono le Forze Armate; naturalmente è improbabile che l’evento spinga ad una “nuova valutazione” dei tagli recentemente annunciati dal Ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola (questi ultimi peraltro vanno ad intaccare proprio alcune di quelle componenti indispensabili per garantire una “proiezione di potenza” quali aerei, fregate FREMM, sottomarini, etc.) ma il solo riconoscere la cosa è già un enorme passo in avanti.

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