Fregata Maestrale

Fregata Maestrale (rielaborazione foto di Roberto Ferrari, su Flickr)

Lo scandalo Datagate ha, per comprensibili motivi, messo in subbuglio gran parte delle cancellerie Occidentali ed occupato la recente scena politico-mediatica, facendo scivolare in secondo piano l’annosa questione dell’immigrazione clandestina attraverso il Canale di Sicilia. Passato infatti il momento del lutto e del dolore, derivante dall’ennesima tragedia del mare, tutto è tornato più o meno come prima, con l’Italia di fatto abbandonata a gestire da sola l’inesauribile flusso di migranti e l’Europa, meta ultima di questi disperati, a guardare.
Scrivo “più o meno” perché, a seguito degli ultimi avvenimenti, il Governo Letta ha deciso di cambiare approccio, quanto meno in termini di visibilità.
Mi riferisco naturalmente all’Operazione Mare Nostrum, la quale prevede un cospicuo dispiegamento aeronavale (il cui fulcro è costituito da una LPD, 1-2 fregate, 1-2 pattugliatori ai quali si aggiungono elicotteri, droni ed aerei da pattugliamento / sorveglianza); purtroppo, come rilevato da commentatori ben più autorevoli del sottoscritto, se l’obiettivo della missione è quello di bloccare gli sbarchi (diverso invece il caso se lo scopo è quello di evitare altre vittime; n.d.r.) il fallimento è praticamente assicurato. Posto che la via militare va ad agire sugli effetti piuttosto che sulle cause, le quali come noto sono di natura politica e socio-economica e pertanto risolvibili ricorrendo a strumenti diversi, nel caso specifico è evidente che la presenza in mare di una flotta che, di fronte ad una situazione di emergenza, non potrà esimersi dal SALVARE i migranti, non avrà altro effetto che incentivare gli scafisti a compiere i loro viaggi!
In verità, viene suggerito nell’articolo testé citato, la presenza nel dispositivo predisposto di asset quali le fregate lanciamissili e nuclei di fucilieri di Marina con relativi mezzi da sbarco, suggerisce che missioni più “muscolari” non vadano, al di là della retorica politica, escluse a priori.
Su questo specifico aspetto ritengo sia opportuna un’ulteriore riflessione: in primo luogo è evidente che eventuali azioni volte ad impedire sul nascere le partenze dalle coste libiche (ma talvolta i migranti partono da ben più lontano, vedasi l’Egitto) non possono che avere risultati estemporanei e di valore soprattutto simbolico. E’ a mio avviso infatti imprescindibile un controllo permanente di quei tratti di costa dai quali originano le partenze: il modello di riferimento è la dodecennale presenza (1997-2009) nei principali porti albanesi, Durazzo e Valona, nonché sullo strategico isolotto di Saseno, di uomini e mezzi della Marina Militare / Guardia Costiera. Tale dispiegamento ha reso possibile, complice beninteso anche l’apertura di nuove vie (come quella di Trieste) e la contestuale stabilizzazione dei Balcani meridionali, un drastico calo nei traffici di uomini, droga, sigarette ed armi verso le coste pugliesi e calabresi.
Non meno importante, al fine di garantire il successo all’eventuale ridispiegamento avanzato, è trovare un qualche appoggio locale: purtroppo in questo caso la situazione libica, divisa tra fazioni secondo logiche ideologico-tribali e con uno potere centrale in progressivo disfacimento (emblematico il caso del Primo Ministro Zeidan, vittima di un sequestro lampo da parte di quelle stesse milizie che dovrebbero proteggerlo) non lascia ben sperare né pare ipotizzabile addivenire ad accordi, nemmeno sottobanco, con qualcuna delle fazioni in campo: il rischio di doppi giochi e di scottanti fregature è elevatissimo.
Se dalla sponda africana non è dunque ipotizzabile ricevere collaborazioni degne di nota, sarebbe già un successo riuscire a coinvolgere alcuni partner europei: ottenere un supporto dagli stati nordici è evidentemente troppo, ma da quelli che condividono il teatro Mediterraneo forse qualche forma di aiuto / coordinazione degli sforzi sarebbe lecito attendersi! In particolare da Malta, tradizionale perno di questo mare e presso la quale da quarant’anni a questa parte abbiamo in essere una missione militare dovremmo pretendere qualcosa che vada oltre al classico gioco dello scaricabarile!
Insomma, lo strumento militare, per essere risolutiva come spesso accade deve essere accompagnata da azioni agenti sui più diversi livelli.

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