Fonti documentarie del Novecento per la narrazione della storia italiana dal Risorgimento alla Resistenza

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Segnalo, riportando direttamente dalla lista Archivi 23, il seguente appuntamento:

“L’’ANAI – Sezione Lazio, in collaborazione con: Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano – Museo Centrale del Risorgimento; CineCittà Luce; Università La Sapienza di Roma SSAB – Scuola speciale archivistica e biblioteconomia; AAMOD -– Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio democratico organizzano il seguente incontro:

Fonti documentarie del Novecento per la narrazione della storia italiana dal Risorgimento alla Resistenza.

Roma, 15 dicembre 2011 / Ore 15,00 – – 17,00
Museo del Risorgimento italiano – saletta cinematografica

Partecipano:

Marco Pizzo: Il fondo Ritratti dell’’Istituto per la storia del Risorgimento
Andrea Amatiste: Un anno sull’’Altipiano. La Grande Guerra raccontata attraverso le immagini dell’’Archivio Storico Luce e gli scritti Emilio Lussu
Giovanni Paoloni: L’’Italia vista dalla comunità accademica
Letizia Cortini: Resistenza, una nazione che insorge: il contributo del cinema di non fiction. Percorso di ricerca e riscoperta delle fonti filmiche”

Seguirà brindisi ai 150 anni dell’’Unità d’Italia e per le prossime festività natalizie.

I protagonisti del Risorgimento: Giovanni Matteo De Candia

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Segnalo, riportando direttamente da Archivi 23, le iniziative su questo dimenticato protagonista del Risorgimento:

“L’Archivio di Stato di Roma, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l’Archivio di Stato di Cagliari, nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, presentano un’iniziativa congiunta dedicata alla figura e all’opera del grande tenore cagliaritano Giovanni Matteo De Candia, in arte Mario, (Cagliari, 1810 – Roma, 1883).

Realizzato grazie ad un’’ampia ricerca storico-documentaria volta a ricostruire la vicenda umana ed artistica del tenore cagliaritano, a partire dalle fonti conservate nell’’Archivio di Stato di Roma, integrate con quelle presso l’’Accademia di Santa Cecilia e presso l’’Archivio di Stato di Cagliari e in altri archivi pubblici e privati sardi e romani, il progetto si articolerà in tre eventi di grande rilevanza culturale:

1) Roma, presso l’’Accademia di Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica, la mostra documentaria “Mario. Gentiluomo, cantante e patriota” che si inaugurerà il 19 novembre p.v. con apertura al pubblico dal 20 novembre, e un concerto che avrà luogo la stessa sera alle ore 20,30 “Mario e Grisi. Viva l’’Italia. Sulle tracce del bel canto e dell’’amor di patria” con gli artisti di Opera Studio, Paola Leggeri soprano e Davide Giusti tenore, al piano Stefano Giannini.

2) Successivamente a Cagliari una serata artistica e multimediale si svolgerà il 23 novembre nel teatro del Conservatorio “Giovanni Pierluigi da Palestrina”, dal titolo “Mario De Candia, memorie e musica. Passioni, travagli, successi di un tenore cagliaritano con la Sardegna e l’Italia nel cuore“.

BIOGRAFIA

Nobile figura, di grande impatto sia fisico che morale, Giovanni Matteo De Candia, in arte Mario, è il prototipo dell’italiano risorgimentale: grande passione artistica e politica, apertura alle idee rivoluzionarie del tempo ed estrema generosità hanno fatto di lui un simbolo, oggi dimenticato, della nostra unità nazionale. Grande collezionista d’arte, abile fotografo dilettante, De Candia raccoglie durante tutta la vita libri e manoscritti musicali che formano uno dei rarissimi esempi di biblioteca appartenuta ad un grande tenore del secolo scorso. Custodita presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la biblioteca pervenne all’Accademia in dono dalla famiglia Odescalchi, così come il fondo documentario De Candia fa parte del più vasto archivio della famiglia Odescalchi conservato dall’Archivio di Stato di Roma. Essi riflettono non solo la carriera cosmopolita ed il vasto repertorio di Mario De Candia e di Giulia Grisi, sua compagna nell’arte e nella vita, ma anche la nota passione di Mario per il collezionismo e l’antiquariato. Dalle ricerche emerge l’immagine di un personaggio a tutto tondo, figlio del suo tempo ma estremamente moderno, ricco di chiaroscuri e contraddizioni, romantico e ambizioso, ma talvolta pigro, amato e corteggiato, generoso sino all’incredibile e spesso eccessivamente prodigo. Giovanni Matteo De Candia nasce a Cagliari nell’ottobre 1810 da una nobile famiglia di grande tradizione militare, che non accetta la sua vocazione artistica. In linea con i desideri del padre frequenta il Collegio militare di Torino dove Camillo Benso di Cavour e Alfonso Della Marmora sono suoi compagni di corso. A 19 anni, trasferito a Genova con il grado di sottotenente, conosce Giuseppe Mazzini e si avvicina agli ideali repubblicani. Fuggito prima a Marsiglia e poi a Parigi, dove frequenta il salotto dei principi Belgioioso fulcro della vita culturale parigina, entra in contatto con i protagonisti della cultura a lui contemporanea: Chopin, Liszt, Rossini, Bellini, Balzac, George Sand, ai due Dumas, padre e figlio. In quell’ambiente, dopo alcune esitazioni, De Candia matura la scelta di intraprendere la carriera di
cantante ed esordisce nel 1839 all’Opéra, nel Robert le Diable di Meyerbeer. Inizia così, assumendo il nome d’arte di Mario, una folgorante e proficua carriera che lo porterà sui maggiori palcoscenici europei, fra Parigi e Londra, compiendo numerose tournées in Spagna, Irlanda, America e Russia, assieme al celebre soprano Giulia Grisi. E’ cosmopolita, cittadino del mondo, ma nel cuore ha la sua terra, la Sardegna e l’Italia, dove però per motivi politici e familiari non ha mai cantato. Si sente italiano e sostiene la causa dell’’Italia unita, accompagnandone il percorso accidentato, sostenendola economicamente con grande generosità e mantenendo una fitta corrispondenza e continui contatti con Mazzini, Garibaldi ed altri patrioti. De Candia e la Grisi arrivano a mettere la loro casa londinese a disposizione dei garibaldini d’Inghilterra per un incontro con i loro compagni italiani poco prima della spedizione dei Mille, che è da loro finanziata con un generoso contributo di ben 60000 lire. E la prestigiosa Villa Salviati a Firenze,
acquistata nel 1849, dove egli visse per oltre vent’anni, è stata rifugio di esuli e perseguitati. La sua munificenza fu tale che nel 1871 Mario De Candia, ritiratosi dalle scene a conclusione di una lunga tournée in Europa e negli Stati Uniti, si trovò in gravi difficoltà finanziarie e si trasferì, per gli ultimi anni della sua vita, a Roma. Malato di cuore, in povertà, morì nel dicembre 1883, assistito dal principe Odescalchi e da altri amici”.