Masada ed Herodium

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Masada ruins

Masada ruins di gashwin, su Flickr

Per i cultori di storia militare dell’antichità segnalo la seguente conferenza che si terrà presso la Fondazione Benetton venerdì 23 marzo:

Masada ed Herodium. Le dimore fortezze di erode, relatore Giuliano Semenzato, geologo, divulgatore scientifico del gruppo NOSE dell’Università degli Studi di Urbino e della Globo divulgazione scientifica.

Con taglio storico – archeologico si andrà alla scoperta di Masada (già palazzo reale fatto fortificare da Erode il grande tra il 37 ed il 31 a.C.), nota per l’assedio dell’esercito romano durante la prima guerra giudaica conclusosi tragicamente con il suicidio collettivo dei difensori (appartenenti alla comunità degli zeloti) e di Herodium, conquistata e rasa al suolo dalla Legio X Fretensis nel 68 d.C. nel corso della medesima guerra giudaica (66-70 d.C.).

Per info: Fondazione Benetton Studi e ricerche, via Cornarotta 7-9, 31100, Treviso, tel. 04225121, fbsr@fbsr.it

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Tensioni Italia – India: alcune riflessioni

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Battle of Diu (1509)

Battle of Diu (1509) Battle_of_Diu_1509 di kylepounds2001, su Flickr

L’unica cosa certa nella vicenda dei due pescatori indiani che sarebbero stati uccisi dai colpi sparati da due fanti di marina imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie è che l’affare è palesemente sfuggito di mano alle autorità italiane le quali, allo stato attuale delle cose, mi sembrano strette all’angolo e con poche carte da giocare.
Infatti, senza entrare nella ricostruzione dei fatti (l’unica cosa che mi sento di dire è che le versioni fornite dalle parti sono talmente discordanti che una delle due deve mentire) è evidente come ora si renda assai arduo trovare una via d’uscita: in India la questione ha ricevuto sin da subito una notevole eco mediatica ed un dietro-front è difficilmente ipotizzabile (tanto più ora che si “detengono” i sospetti colpevoli), in Italia bisogna rimediare al grossolano errore (ma si tratta poi di un errore? possibile tanta insipienza?) che è stato compiuto consentendo (alcuni giornali riportano addirittura la tesi che la mossa sia stata “caldeggiata” dall’armatore e/o dal Ministero degli Esteri) prima alla nave di entrare nelle acque territoriali indiane attraccando al porto di Kochi e poi permettendo la consegna alle autorità di polizia di quel paese dei nostri marò.
Proprio sull’Italia vorrei spendere alcune parole: al di là del fatto che l’episodio dimostra quanto in basso sia caduta oggigiorno la considerazione internazionale del nostro Paese, non posso non pensare a come la reazione sarebbe stata immediatamente decisa ed energica se un simile “affronto” fosse avvenuto non più di un secolo fa. Ovviamente l’epoca della “politica delle cannoniere” appartiene ad un passato destinato a rimanere confinato nei libri di storia e, pertanto, non è possibile affrontare l’India di oggi come si sarebbero affrontate la Cina od il Giappone nel XIX secolo o ancora all’alba del XX; è però altrettanto vero che, essendo l’alternativa odierna quella di “calare le brache”, un po’ di muscoli bisogna pur mostrarli!
Purtroppo vien da chiedersi: quali muscoli possiamo oggigiorno mostrare? D’accordo, potremmo simbolicamente spedire una squadra navale imperniata sulla Cavour (la cui componente aerea non è purtroppo adeguata) ed un paio di fregate e sottomarini, magari una LPD (Landing Platform Dock)… e poi? Con simili forze mica spaventiamo l’India! Evidentemente la soluzione deve essere politica ed il dispiegamento di una piccola forza anfibia funzionale all’obiettivo minimo di “salvare la faccia” (oltre che ovviamente i soldati).
L’importante però sarebbe che passata la buriana ci si ricordasse che le Forze Armate esistono e vanno curate adeguatamente; insomma, a voler essere ottimisti e trovare un aspetto positivo della vicenda, essa potrebbe servire a dimostrare agli scettici, agli inflessibili pacifisti e compagnia bella a che cosa servono le Forze Armate; naturalmente è improbabile che l’evento spinga ad una “nuova valutazione” dei tagli recentemente annunciati dal Ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola (questi ultimi peraltro vanno ad intaccare proprio alcune di quelle componenti indispensabili per garantire una “proiezione di potenza” quali aerei, fregate FREMM, sottomarini, etc.) ma il solo riconoscere la cosa è già un enorme passo in avanti.

Internato 307101

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Diffondo per conoscenza, riportando pari pari da Archivi 23, il seguente appuntamento che si terrà a Pontedera il 16 febbraio p.v.:

“La Fondazione Piaggio e il Comune di Pontedera sono lieti di invitarvi alla proiezione in anteprima del documentario:

“INTERNATO 307101. La sconosciuta storia degli Internati Militari Italiani”
di Tommaso Cavallini e Nicola Vanni
prodotto da Lorenzo Falaschi

16 FEBBRAIO 2012 – ORE 17:00 – AUDITORIUM DEL MUSEO PIAGGIO – Viale Rinaldo Piaggio 7, Pontedera

Ne discuteranno:

PIETRO CLEMENTE (antropologo culturale dell’Università di Firenze)
FABIO DEI (antropologo culturale dell’Università di Pisa)
GIANLUCA FULVETTI (storico contemporaneista dell’Università di Pisa)
CATERINA DI PASQUALE (antropologa culturale dell’Università di Firenze)

Saranno presenti gli autori

Interverrà LUIGI GIUNTINI, protagonista del documentario, presentato e intervistato da GABRIEL FRANCESCO GABRIELLI, dottorando dell’Università di Pisa

Per info:
museo@museopiaggio.it
0587271723″

F-35: superfluo o necessario?

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F-35 JSF @ Air and Space Museum

F-35 JSF @ Air and Space Museum di Sh4rp_i, su Flickr

Da tempo in Italia si dibatte sull’opportunità di partecipare ad un programma così oneroso come quello del “famigerato” JSF – F35, specie in un momento in cui si tagliano le pensioni, l’assistenza pubblica, etc.
Personalmente ritengo che valutare la validità di un programma militare dalla durata decennale sulla base delle contingenze storiche del momento sia quanto meno miope oltre che profondamente errato.
Al contrario bisogna provare ad “astrarsi” e cercare di ipotizzare quelli che saranno gli scenari futuri ed in base a questi vedere cosa ci serve e quanto si può spendere. In altri termini bisogna rispondere alle seguenti domande: come sarà l’Italia fra venti o trent’anni? quale sarà il suo sistema di alleanze? quali le possibili minacce in relazione anche all’evoluzione tecnologica?
Ogni risposta ha un elevato margine di incertezza (nessuno prevede il futuro!) né è questa la sede per una disamina dettagliata però è verosimile ipotizzare che l’Italia sarà un paese demograficamente vecchio, economicamente marginale e non in possesso di tecnologie core, comunque inserito in un sistema di alleanze incentrato sull’Unione Europea (o come si chiamerà allora).
Per quanto riguarda le minacce, l’avrete capito leggendo i miei post più vecchi, credo che ne avremo di duplice natura: a) di “bassa intensità”, ovvero flussi di persone, armi, terrorismo, etc. la cui provenienza principale sarà la sponda sud del Mediterraneo b) di più “elevata” intensità e che vedrà direttamente in ballo i nostri interessi geopolitici, geoeconomici e geostrategici in quell’enorme zona di pianeta grossomodo racchiusa da un triangolo ideale avente per vertici l’Egitto, l’Afghanistan e le Maldive.
Militarmente parlando per assolvere al primo compito l’F35 semplicemente non serve a nulla, per quanto riguarda il secondo il problema è più complesso e dipende dal tipo di crisi che ci si troverebbe eventualmente a dover fronteggiare. In generale le operazioni militari (di una certa complessità) degli ultimi 15 – 20 anni hanno avuto come premessa l’ottenimento del dominio aereo. In questo senso un caccia da superiorità aerea ce l’abbiamo già (l’Eurofighter Typhoon) e dunque l’F35 potrebbe apparire superfluo; chiaramente però l’EF (come progetto) è già vecchio (il primo volo è avvenuto nel lontano 1994) e dunque in prospettiva un caccia multiruolo come l’F35 potrebbe tornare decisamente utile. In genere però prima di arrivare all’uso della forza c’è la fase in cui si “mostrano i muscoli”: allo scopo dunque risulta fondamentale la capacità di proiezione di potenza che, in zone operative così distanti, è ottenibile o ridispiegando mezzi, uomini ed equipaggiamenti (procedimento costoso, logisticamente impegnativo e lungo) oppure schierando in zona una forza anfibia di norma imperniata su portaerei. In questo senso l’F-35 nella sua versione STOVL è fondamentale (l’Harrier ha fatto il suo tempo!).
Il problema a questo punto circa il programma JSF sono i numeri: servono all’AM 120 o più aerei? E al contrario, bastano alla MM 20 aerei? A mio parere l’Aeronautica Militare potrebbe sicuramente abbassare la sua quota, mentre la Marina (nell’ipotesi, remota ma non per questo auspicabile, che venga affiancata alla Cavour una seconda portaerei in sostituzione della Garibaldi) dovrebbe pretendere di più! (Chiaro per quanto sin qui detto che qualora il Pentagono dovesse cancellare la versione STOVL l’intera partecipazione italiana dovrebbe essere seriamente rivista).
Collegato a quello dei numeri è quello dei costi: come sempre, più si compra e minore è il costo unitario anche se al netto di tutto il prezzo finale dell’F35 rischia di essere davvero stellare e tale da essere giustificato solo da corpose compensazioni in termini di commesse per l’industria nazionale (sia in termini di lavoratori addetti che di “pregio” delle parti prodotte perché a fare solo gli assemblatori non è che si ottiene chissà quale know-how!). Restando ai costi, è indubbio che una verifica approfondita della corrispondenza tra prezzo e valore dell’aereo andrebbe fatta ma che le cose nella Penisola costino il doppio che all’estero è un problema generale e non imputabile al solo comparto della difesa.
In definitiva sono convinto che l’F35, con le precisazioni di cui sopra, all’Italia serva eccome, anche se non nascondo che ci sarebbero altre priorità che forse sarebbero digerite meglio dalla popolazione: mi riferisco alla necessità (a mio vedere fondamentale) di 1) creare un serio sistema di difesa anti-missile (se ben si guarda, sono queste le armi di cui si stanno dotando gli stati canaglia) e che proprio per la sua funzione di protezione passiva (e non offensiva) non dovrebbe suscitare le rimostranze dei gruppi pacifisti nonostante costi probabilmente ancor più elevati 2) iniziare a pensare ad una seria difesa
dalle cyberwar.

PS Qualcuno potrebbe pensare agli UAV come alternativa all’F35: al di là del fatto che effettivamente in un paese demograficamente povero e vecchio come l’Italia “puntare sulle macchine” potrebbe avere un senso se inserito in un progetto di lungo periodo, al momento gli aerei pilotati da esseri umani restano più affidabili oltre che meno costosi, motivo per cui scarterei l’opzione.

L’Italia e la nascita della Ceco-Slovacchia

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Apprendo dalla lista di discussione Archivi 23 e diffondo (con leggeri adattamenti):

“Lunedì 6 febbraio 2012, ore 9.30, presso la sede della Provincia di Treviso (Via Cal di Breda 116, S. Artemio – sala Auditorium edificio n. 3) si terrà il seguente convegno:

L’Italia e la nascita della Ceco-Slovacchia

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Saluti istituzionali
dott. Leonardo Muraro (Presidente della Provincia di Treviso)

Interverranno:

– dott. Eugenio Bucciol (Curatore della Mostra in corso al S. Artemio: Dalla Moldava al Piave: i Cecoslovacchi sul fronte italiano nella Grande Guerra; orario di apertura fino al 10.02.2012: il lunedì e mercoledì orario continuato 9/19.30; il martedì, giovedì e venerdì 9/16; il sabato 9/12.30)

– col. Milan Bachan (Ministero della Difesa della Repubblica Ceca)

– prof. Francesco Leoncini (Università Cà Foscari e Presidente del Centro di Documentazione Storica sulla Grande Guerra di San Polo di Piave)

– dott. Sergio Tazzer (Scrittore e saggista)

Per informazioni:
FAST – Foto Archivio Storico Fotografico della Provincia di Treviso
0422-656695-0422656139
centralino 04226565